Game Gear

PRESENTATA IL: 6 ottobre 1990

PRODOTTA FINO AL: 1997

PRODOTTA DA: Sega

PREZZO DI LANCIO: $149.99

GENERAZIONE DI CONSOLE: Quarta

PROCESSORE: 8-bit

RISOLUZIONE: 160×144

SUPPORTO: Cartuccia

UNITA’ VENDUTE: 11 milioni

GIOCO PIU’ VENDUTO: n.d.

SUCCEDE AL: nessuno

PRECEDE IL: Nomad

I videogiocatori, che hanno vissuto appieno i mitici anni ‘90, non possono di certo scordarsi la grande battaglia delle console portatili tra il Game Boy ed il Game Gear (oltre alle “deboli” Lynx e Supervision). Dato che, Nintendo stava accumulando record su record, Sega tentò di disturbare in qualche modo questo dominio sviluppando, appunto il Game Gear. Chiamato inizialmente Project Mercury, il Game Gear fece il suo esordio sugli scaffali giapponesi il 6 ottobre 1990, per poi raggiungere il resto del mondo circa 6 mesi più tardi. Essendo stato progettato per diventare il re del mercato, il Game Gear presentava molto caratteristiche importanti: innanzitutto lo schermo, un LCD a 4096 colori retroilluminato, e poi l’hardware, derivato in tutto e per tutto dal Master System. La console veniva venduta in bundle con Columns, un videogioco storico in stile Tetris. Oltre a Columns, il Game Gear vanta una libreria ludica di quasi 400 titoli, tra i quali si possono annoverare i vari Sonic: The Hedgehog, Fatal Fury Special, Mortal Kombat, Aladdin ed Ecco The Dolphin. Come già accennato, il Game Gear è, in sostanza, un Master System portatile; ed è per questo che, tramite un apposito adattatore (MasterGear Converter), è possibile usare i giochi “casalinghi” sulla console portatile.

“Essendo stato progettato per diventare il re del mercato, il Game Gear presentava molto caratteristiche importanti: innanzitutto lo schermo, un LCD a 4096 colori retroilluminato, e poi l’hardware, derivato in tutto e per tutto dal Master System.”

Ma, purtroppo, non è tutto oro quel che luccica. Il Game Gear non ebbe il successo sperato (pur vendendo 11 milioni di console), un po’ per i motivi, che hanno “ucciso” allo stesso modo il Lynx: console troppo grande per le tasche dei ragazzi, prezzi elevati e poca autonomia (6 pile per 6 ore, contro le 4 per 35 ore del Game Boy!). Sega ammise la netta sconfitta, ma non si perse d’animo. Sviluppò delle periferiche esterne, che riuscirono a mantenere, comunque, il Game Gear sul secondo gradino del podio: il TV Tuner, che trasformava il Game Gear in un televisore a colori portatile, il Super Wide Gear, uno strumento che permetteva di “ingrandire” lo schermo della console, ed il PowerBack, che permetteva un ampio aumento dell’autonomia.

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