PRODOTTA FINO AL: 1997
PRODOTTA DA: Panasonic, Sanyo e Goldstar
PREZZO DI LANCIO: $700
GENERAZIONE DI CONSOLE: Quinta
PROCESSORE: 32-bit
SUPPORTO: CD-ROM
UNITA’ VENDUTE: 2 milioni
GIOCO PIU’ VENDUTO: Return Fire
SUCCEDE AL: nessuno
PRECEDE IL: M2 (mai rilasciato)
Il 3DO fu la prima console della quinta generazione, ovvero quella a 32-bit. Fu la 3DO Company a dar vita a questa macchina rivoluzionaria, grazie soprattutto a Trip Hawkins, il co-fondatore della Electronic Arts. Questo progetto fu sviluppato per spazzare via le console di vecchia generazione, quali Super NES, Mega Drive e tutti gli altri sistemi a 16-bit. Il 3DO venne presentato al pubblico come un vero e proprio sistema di intrattenimento casalingo, in grado di leggere videogiochi e CD Audio. Il design accattivante ed elegante contribuì a rafforzare questa caratteristica. Ma non tutto filò per il verso giusto, infatti molti problemi afflissero il 3DO, sin dagli inizi. Per primo, il prezzo troppo alto (ben $700!) e per secondo il sistema delle royalty. In breve, la 3DO Company affidò a parti terze lo sviluppo dei videogiochi, ma ad un costo ben preciso: 3 dollari per ogni singolo pezzo venduto. Una somma importante, che non aiutò certamente l’espansione della console. Inoltre, il joypad non risultò all’altezza, creando non pochi problemi di controllo. Parlando proprio dei titoli disponibili, il 3DO non fruì di un comparto esageratamente grosso, proprio a causa degli alti costi di gestione e produzione.
Il primo titolo prodotto fu Crash ‘n Burn, poi successivamente uscirono, tra gli altri, Gex, Myst, D, The Need for Speed, FIFA International Soccer e Samurai Shodown. Da ricordare che il 3DO fu la prima console a godere della versione casalinga di Super Street Fighter II Turbo. Nulla di più. La console, nonostante il ribasso del prezzo fino a $300 cadde sotto i colpi della concorrenza, Playstation e Nintendo 64, in primis. I pezzi venduti raggiunsero, comunque, la lodevole cifra di 2 milioni. Una volta capito che per il 3DO non c’era più nulla da fare, la compagnia si buttò su nuovo progetto chiamato M2, che però non video mai la luce, a causa della sua bassa competitività con il resto del mercato videoludico.