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Un’altra Retro Recensione dedicata alla Capcom ed al suo ennesimo marchio di fabbrica: il picchiaduro a scorrimento anni ‘90. Questa volta è il turno di Captain Commando, retrogame di alta fattura ma tremendamente sottovalutato. La sua uscita nelle sale giochi risale al 1991 e, probabilmente, la sua somiglianza con Final Fight non gli permise di diventare un caposaldo della categoria, bensì soltanto “uno fra i tanti”. La realtà non è però questa: basti pensare che Capcom credeva talmente tanto in Captain Commando che pensò di adottarlo come suo mascotte ufficiale (CAPtain COMmando), ma non se ne fece nulla e la scelta cadde su Mega Man. Nel 1995 venne convertito, in modo solo sufficiente, per Super NES, mentre nel 1998 Playstation fece felici tutti i retrogamer grazie alla trasposizione perfetta della versione arcade. Successivamente, Captain Commando fece la sua comparsa su varie Compilation Capcom per Playstation 2, Xbox e PSP.
GENERE: Picchiaduro a scorrimento
ANNO: 1991
CASA DI SVILUPPO: Capcom
PUBBLICATO DA: Capcom
PIATTAFORMA: Arcade, Super NES, Playstation, Playstation 2, Xbox, PSP
SUPPORTO: Cartuccia, CD-ROM
IL SUO SEGUITO E’: nessuno
Il Commando Team vive con lo scopo di difendere la Terra dal male. L’anno corrente è il 2026 ed il malvagio Scumocide è diventato una seria minaccia, grazie al suo esercito di mostri. Questa è la trama di fondo che non presenta particolari spunti narrativi. Il leader della squadra è ovviamente Captain Commando che è però affiancato dai suoi tre migliori membri: Baby Commando, Ninja Commando e Mummy Commando. Costoro sono i quattro personaggi selezionabili, in un retrogame che permette di giocare fino a tre persone in simultanea.
Proprio il gameplay è uno dei punti forti di Captain Commando. Probabilmento il livello qualitativo del prodotto Capcom riesce a toccare un apice che solo Final Fight è riuscito a raggiungere prima di lui. La struttura è la medesima, un tasto per attaccare, uno per saltare e la supermossa premendoli entrambi. Sembra poca cosa, ma la fluidità con cui viaggia l’azione riesce ad esaltarne ogni singola caratteristica. La quantità dei nemici da battere non è mai troppa nè poca e questo è un punto che permette all’utente di non annoiarsi praticamente mai, rimanendo in modo costante nel pieno dell’azione.
E se il gameplay convince appieno, la grafica di Captain Commando rappresenta il top per la categoria degli arcade di inizio anni ‘90. I quattro personaggi selezionabili sono ben distinti l’uno dall’altro, permettendo ad ogni videogiocatore di potersi affezionare ad uno di loro in modo particolare; i nemici sono tanti e creati grazie ad una perfetta contestualizzazione. La animazioni generali sono da urlo, così come i fondali che danno un tocco di classe ad ogni singolo stage. Il sonoro non è stato magnificamente curato: il risultato è certo sufficiente, ma non raggiunge l’alto livello qualitativo generale.
Alto livello che tocca anche la longevità: ben 9 stage che regalano un’esperienza di gioco lunga ed appaaffermare che ogni monetina spesa per Captain Commando fu tutto, meno che sprecata.
Più volte è stato chiamato in causa il paragone con Final Fight, ma effettivamente quando si parla di Captain Commando ed altri picchiaduro a scorrimento di Capcom il paragone vien da sè. Sicuramente, se i due retrogame fossero stati pubblicati con date invertite, ora si potrebbe parlare così: “Final Fight riprende il gameplay di quel capolavoro del 1989 che fu Captain Commando”. Giusto, no?
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